parallax background

Dioniso

mugolone cucina toscana ristorante siena
Simposio
agosto 4, 2016
Teatro al ristorante
ottobre 27, 2016

«Beviamo.
Perché aspettare le lucerne?
Breve il tempo.
O amato fanciullo, prendi le grandi tazze variopinte,
perché il figlio di Zeus e di Sèmele
diede agli uomini il vino
per dimenticare i dolori.
Versa due parti d’acqua e una di vino;
e colma le tazze fino all’orlo:
e una segua subito l’altra. »

(Alceo fr. 346 Campbell; traduzione di Salvatore Quasimodo)

Durante il simposio, a differenza di quanto avveniva nel banchetto, si beveva abbondante vino accompagnato da assaggi della tipica alimentazione greca: formaggio, olive, frutta secca o esotica, assaggi di stuzzichini salati o piccanti.

Giovani coppieri mescolavano il vino all’acqua in grandi vasi, spesso all’esterno delle stanze del simposio, e mettevano il liquido dentro speciali brocche da vino, le oinochoe, e da queste in tazze per bere: l’elegante e prestigiosa kylix, lo skyphos, lakotyle, o più raramente e in epoca più tarda, il kantharos, la tazza dagli alti manici ricorrente nelle raffigurazioni dei rituali al dio Dionisio.

Nella stagione calda il ghiaccio sostituiva spesso l’acqua oppure il vino tenuto in freddo in un apposito recipiente, lo psyktèr, a sua volta immerso nel ghiaccio. Nella miscela l’acqua era in misura maggiore. Un vino troppo ubriacante era considerato un’usanza barbarica.

Tuttavia occorre ricordare che le libagioni, specialmente di bevande inebrianti, sono ricorrenti in tutte le forme di simposio o banchetto almeno dei popoli indeuropei e hanno dato origine sia a specifici generi di discorso (“brindisi”, promesse, voti, vanterie) sia a veri e propri motivi letterari e culturali